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La Marsica in libertà

domenica, 29 maggio 2011

“Agli italiani non serve andare in Birmania o in Namibia. L’avventura è già in Appennino”

Paolo Rumiz – “La Leggenda dei Monti Naviganti”

Raccolgo questi appunti seduto sugli spalti dell’anfiteatro di Alba Fucens (AQ). È una splendida mattina di fine settembre il cielo è così limpido che sembra di poter toccare la cima del monte Velino. http://it.wikipedia.org/wiki/Monte_Velino

Avevo organizzato questo viaggio con i mezzi pubblici ma poi sono venuto con un furgone dal momento che a pochi chilometri da qui andrò a caricare 190 kg di carote biologiche per conto del gruppo d’acquisto solidale al quale la mia famiglia ha aderito da circa un anno.

Questo non mi impedisce di raccontarvi la grande efficienza dei mezzi pubblici anche qui nella bellissima Marsica. http://it.wikipedia.org/wiki/Marsica

Stiamo parlando della parte più occidentale della provincia dell’Aquila, cioè della zona di Avezzano, dove fino al 1876 c’era un grande lago, il Lago del Fucino, detto anche Lago di Celano:

http://it.wikipedia.org/wiki/Fucino

Se volete leggere un’appassionata descrizione di queste terre fate come me, scaricate dalla rete il bel libro di Anne Macdonell “Negli Abruzzi”, eccezionale resoconto del viaggio compiuto dall’autrice nel 1907…. Imperdibile! Il CISVA: Centro Interuniversitario Internazionale di Studi sul Viaggio Adriatico,  lo propone nella sezione “biblioteca digitale”:

http://www.viaggioadriatico.it

La scoperta di questo testo non è farina del mio sacco, bensì “Negli Abruzzi” è citato nel bel libro di Andrea Bocconi e Claudio Visentin: “In Viaggio con l’Asino” edito da Guanda.

Alba Fucens, fu una colonia romana fondata nel 303 a.C. nel territorio un tempo occupato dagli Equi ed oggi è una frazione del comune di Massa d’Albe (AQ) e si trova a circa 6.5 chilometri da Avezzano (AQ).

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Nove corse giornaliere (andata e ritorno) della impagabile Arpa (Autolinee Regionali Pubbliche Abruzzesi), collegano Avezzano con la zona archeologica ed il biglietto costa appena 1.40 euro.

http://www.arpaonline.it/

Onore al merito ed alla lungimiranza dei dirigenti dell’Arpa che permettono di arrivare proprio ai margini dell’area degli scavi archeologici con comodi e frequenti autobus di linea.

Il bus vi lascia nei pressi della Piazza della Scuola un lato della quale è occupato dalla sede della cooperativa Alba Fucens che propone visite guidate al sito archeologico e servizi turistici vari. Io sono stato fortunato perché mi ha accolto Romolo, un giovanotto pieno di suggerimenti e prodigo di attenzioni per gli ospiti del sito.

http://www.albafucens.info/

A questo punto è d’obbligo spiegare come raggiungere Avezzano.

Avezzano è una delle stazioni principali della linea ferroviaria Roma – Sulmona – Pescara e dista circa 2 ore sia dal capoluogo abruzzese che da Roma. Sempre parlando di ferrovie, da Avezzano si dirama un altro gioiello del patrimonio ferroviario italiano, la linea ferroviaria secondaria Avezzano – Sora – Roccasecca, chiamata dagli appassionati, la ferrovia delle 2 valli. Parlerò un’altra volta di questa strada ferrata gestita da Trenitalia; per ora lascio solo il link:

http://it.wikipedia.org/wiki/Ferrovia_Avezzano-Sora-Roccasecca

Avezzano è collegata a Roma (Autostazione Tiburtina) da 11 corse giornaliere (di cui 6 dirette) della già citata Arpa. Il viaggio diretto Roma – Avezzano dura circa 100 minuti ed il bus transita sull’autostrada A 25.

Io non amo molto le autostrade e sono del parere che non abbrevino il viaggio, bensì ci privino del piacere della lentezza. D’altro canto però dovrei tenerle in maggiore considerazione perché catalizzano il traffico pesante e anche il traffico leggero di quelli che non si possono permettere di “librare il tempo” e quindi di viaggiare con lentezza.

Vado a proporvi una via alternativa per raggiungere Avezzano e la Marsica usando i potenti mezzi della Cotral. I lettori del Lazio conosceranno di certo la onnipresente e capillare rete dei collegamenti delle loro Autolinee Regionali. Ci vorrebbe un secolo a raccontare la Cotral e non voglio abusare della vostra pazienza. Mi limito a darvi il sito dal quale potete rendervi conto della quantità e della qualità dei servizi offerti:

http://www.cotralspa.it/azienda.asp

Bene, da Rieti, con i mezzi della Cotral è possibile raggiungere Avezzano attraversando una delle zone appenniniche più affascinati il Cicolano:

http://it.wikipedia.org/wiki/Cicolano

“Il territorio del Cicolano corrisponde a quella porzione della provincia di Rieti costituita dalla parte medio-superiore della valle del Salto. La regione si estende in direzione Est-Ovest fra la Catena centrale dell’Appennino Abruzzese (monte Nuria) ed i Monti Carseolani (monte Navegna e monte Cervia)”. Il Cicolano è imperdibile, è una zona unica. Sette corse al giorno collegano Rieti a Borgorose, paese ai confini tra la provincia di Rieti e la provincia di L’Aquila. La corsa più bella è quella delle 8.00 che passa per la vecchia Strada Statale 578, la Salto – Cicolana:

http://it.wikipedia.org/wiki/Strada_statale_578_Salto_Cicolana

La corsa delle 8.00 ferma in paesi molto panoramici dai nomi evocativi: CITTADUCALE – PETRELLA SALTO – BORGO S.PIETRO – FIUMATA – GAMAGNA – S.LUCIA DI FIAMIGNANO – S.ELPIDIO. Degna di menzione speciale è Fiumata e se guardate le foto del link capirete da soli il perché:

http://www.fiumata.it/Foto_di_Fiumata.html#1

A Borgorose c’è la coincidenza per Avezzano. Il biglietto da Rieti a Borgorose costa 3.90 euro, mentre il Borgorose – Avezzano costa 2.50 euro. La durata di questo viaggio è di circa 140 minuti senza considerare il tempo del cambio di bus. Le corse Cotral che transitano sulla moderna ed “altissima” superstrada collegano Rieti a Borgorose in soli 40 minuti.

Ma se la citata Anne Macdonell fosse tra noi di certo raggiungerebbe Avezzano partendo da L’Aquila, attraversando l’Altopinano delle Rocche, continuando poi per Ovindoli. Anche oggi possiamo andare da Aquila ad Avezzano passando per Ovindoli grazie alle 7 corse dirette dell’Arpa. Centoventi minuti circa di piacere a bordo del bus che lasciato l’autostazione di Aquila Collemaggio e dopo aver fermato a Civita di Bagno, S. Felice d’Ocre, S. Panfilo d’Ocre, S. Martino d’Ocre, Rocca di Cambio, Rocca di Mezzo, raggiungono Ovindoli per poi “scendere” ad Avezzano fermando tra l’altro a Casalmartino e Celano. Il biglietto per questo “Tripudio di Sensi” costa solo 4.20 euro.

Come dice il mio amico Maurizio: L’Abruzzo t’innamora!

Viva L’Abruzzo!

Paolo Merlini

(esperto di vie traverse)

merlini.paolo@gmail.com

P.S. Finito di leggere il libro della Macdonell sono partito per ripercorrere parte della sua strada ed ho preso buona parte degli autobus che ho appena descritto. Un’altra volta ve lo racconterò.

La Croazia di mattina presto (parte terza)

venerdì, 13 maggio 2011

Karlovac vista dal finestrino del mio bus è una piccola città che ha conservato tutto il fascino di quelle che noi, da ragazzi, consideravamo le città dell’Est. La grande autostazione non ha venduto l’anima alle pubblicità di prodotti di consumo e mi ricorda altre 100 luoghi simili visti e amati in altri viaggi.

È strano, ma complice un solettino caldo ed un cielo azzurro, mi sento a casa.

L’autobus per Fiume è in arrivo nel giro di pochi minuti. 89 Kune è il costo del biglietto. Ecco che il nostro bus entra nella stazione. È un mezzo della blasonata compagnia Brioni Pula che cura i collegamenti da Fiume a Zagabria:

http://www.brioni.hr/brioni.asp?m=&l=en

Ottimo servizio e autobus comodi e puliti.

Il nostro autista è un dritto. Lo si capisce subito dalla cassa di vino grasevina che trasporta dietro il posto di guida. Servirà per chissà quali bisbocce istriane. Trovo posto davanti e mi godo il viaggio. Prendiamo l’autostrada che lasciamo solo vicino a Fiume per andare a fare una fermata a Dulnice.

Bellina Dulnice e poi all’autostazione ho mangiato i krapfen più buoni del mondo.

Fiume è bella ma ci torneremo un’altra volta. Salutato l’autista della SAF che arriva alle 14.30 proveniente da Trieste, ripartiamo alla volta di Pola. Ci aspetta l’arena.

È stato un bene aver lasciato Karlovac in fretta e furia.

È stato un bene perché per me Karlovac è sulla rotta di Teheran.

Qui mi urge aprire una parentesi.

Il mio amico ed io, nel maggio del 2006 eravamo ad Udine per il Premio Terzani organizzato dall’associazione Vicino Lontano e dal palco del cinema Astrolabio, Rumiz suggerì a tutti di viaggiare in Iran. Ecco, noi lo abbiamo preso come un dictat e da quel giorno sogniamo di andarci in maniera non banale e cioè lentamente ed attraversando paesi e città. Il fatto è che Karlovac è sulla strada per Zagabria che è sulla strada per Belgrado che è sulla strada per Sofia che è sulla strada per Filippopoli che è sulla strada per Istanbul ecc. Come avete capito, siamo 2 seguaci di Peter Moore e cerchiamo sempre “La Strada Sbagliata”. Chiusa parentesi.

Sono già stato a Pola tante volte.

Intendiamoci non fisicamente bensì viaggiando sulle pagine del bel libro di Hermann Bahr: “Viaggio in Dalmazia”. Lui ci riporta l’emozione di raggiungere Pola dal mare con queste parole per me così evocative: “Siamo a Pola. Mentre entriamo in porto, passando lenti accanto a scogli, torri, casseri, pali, e alle alte navi da guerra, il vento squarcia le nubi, esce il sole, l’azzurro compare tra gli archi dell’arena. A vederla mi sembra ogni volta un miracolo”.

Molto più prosaicamente, noi siamo arrivati all’autostazione che è alle spalle dell’arena, a non più di 800 metri. Grazie ai servigi di Sestan Josip-Bepo, il titolare dell’agenzia turistica Maremonti, la signora Ljiliana Maric ci ha ospitato in una stanza della sua casa.

http://www.maremonti-istra.hr/index.php?lang=it

Pola è tutta raccolta intorno a piazza Foro dove la sera è veramente molto “letterario” sedere ad uno dei tavolini del Kunst Kafe  e sorseggiare lentamente maraschino.

Vado a letto convinto che il giorno dopo andremo in gita a Brioni e invece, il giorno dopo, quel gran genio del mio amico ha una delle sue grandi idee: andare in bicicletta fino a Punta Kamenjak:

http://www.istra.hr/it/cosa_fare/attrazioni_naturali/kamenjak

Mentre pedaliamo sulle biciclette che ci ha affittato il magico Sestan dell’agenzia Maremonti (85 Kune al giorno per una mountain bike più che sufficiente per il 30/35 Km dell’andata e ritorno), rifletto con le parole che Mario Monicelli fa pronunciare al Perozzi in “Amici Miei”: “ Cos’è il Genio? Il Genio è fantasia, intuizione, decisione e rapidità d’esecuzione…”. Ecco il mio amico è proprio un Genio. Senza di lui non avrei mai raggiunto questo posto bellissimo dove l’acqua è trasparente e dove, complice un sole agostano, ci concediamo un pediluvio.

Proprio in fondo alla penisola vediamo un cartello che recita: Safari Bar. Li conosciamo Vladimir, il proprietario, che ci racconta la sua storia scambiandoci (o riconoscendoci) per due bons vivants come lui. Del Safari Bar non vi racconto niente per non togliervi il piacere di scoprirlo da soli.

A 40 minuti di autobus da Pola c’è Rovigno: magnifica, imperdibile! Qui è Ana dell’agenzia Natale a trovarci una sistemazione per la notte ed il nostro ospite viene a prenderci in auto.

http://www.rovinj.com/?setlang=it&lang=

Di ritorno dall’esplorazione della chiesa di Sant’Eufemia che domina il borgo, entriamo in un bar per concederci una meritata malvasia. C’è un allegro avventore che subito ci sorride ed io gli do chiacchiera. Non mi risponde a tono e forse non capisce ciò che gli dico, però ci paga da bere. La barista ci racconta che lui ed i suoi amici sono bosniaci e si sono incontrati a Rovigno per caso. Stanno festeggiando. Chissà da dove salta fuori una chitarra e lo strano tipo si mette a cantare dolci canzoni con gli amici che gli fanno il coro. Il sole tramonta mentre noi, in un bar istriano diventiamo un po’ bosniaci…..

È L’autobus delle 7.40 che ci riporta in Italia. Alle 10.00 arriviamo puntuali all’autostazione ma il viaggio non  è terminato. Passiamo 2 ore alla libreria antiquaria Umberto Saba dove un disilluso Mario Cerne ci racconta la sua città, o meglio quello che ne resta.

Per pranzo saliamo sul Carso, alla Trattoria Sociale di Contovello. Pranziamo all’ombra di maestosi ippocastani. Poi la mia amica Chiara Meriani ci preleva e ci porta a Sales di Sgonico a visitare un’osmiza.

Il Carso in primavera è magnifico.

Mentre passeggio per il sentiero campestre da Sales a Sgonico, ripenso a questo viaggio e mi tornano in mente le belle riflessioni di Nicolas Bouvier sulla felicità:

Appoggiati contro una collina, guardiamo le stelle, i movimenti vaghi della terra che se ne va verso il Caucaso, gli occhi fosforescenti delle volpi. Il tempo passa tra tè bollenti, qualche frase, sigarette; poi s’alza l’alba, e s’allarga, le quaglie e le pernici si mettono in mezzo…. e ci si affretta ad affondare quell’istante supremo come un corpo morto in fondo alla memoria, dove si andrà a ripescarlo un giorno. Ci si stiracchia, si fa qualche passo, leggerissimo e la parola “felicità” parrebbe troppo misera e specifica per descrivere ciò che vi succede.

In fin dei conti, ciò che costituisce l’ossatura dell’esistenze, non è né la famiglia, né la carriera, né ciò che gli altri diranno o penseranno sia bene per voi; ma alcuni istanti di questo tipo, innalzati ad una levitazione ancora più serena di quella dell’amore, e che la vita ci distribuisce con parsimonia proporzionale al nostro debole cuore”. (La Polvere del Mondo – Diabasis)

(fine)

P.S. Un ringraziamento a Emilio Rigatti. Infatti è stato il suo “Dalmazia Dalmazia” a metterci sulla strada.

 

di Paolo Merlini

merlini.paolo@gmail.com

 

La Croazia di mattina presto (parte seconda)

giovedì, 12 maggio 2011

Il giorno dopo, domenica, non riusciamo a capacitarci del fatto che per il parco naturale dei laghi di Plitvice ci sia solo in autobus con partenza alle 14.30. Scopriremo poi che, un po’ è l’orario invernale che ci vessa e un po’ è il cambiamento del percorso degli autobus da quando c’è la nuova e comoda autostrada. Infatti la maggior parte delle linee disertano la vecchia statale che poi confluisce nella E 761 fino a Karlovac.

http://www.np-plitvicka-jezera.hr/eng/index.php

Non malediciamo l’autostrada perché pure il nostro autobus la userà in uscita da Zara per valicare le alture del Velebit.

Il viaggio in autobus da Zara a Plitvice dura circa 3 ore e ci vogliono 89 Kune cioè più o meno 12 euro. Si lascia il mare e si inizia a salire. Prendendo quota gli spazi si allargano e le vette delle montagne di avvicinano. Immaginate una roccia nuda con cime aguzze. La temperatura scende sotto i 10 gradi. È di colpo inverno!

L’autostrada è poco frequentata la domenica pomeriggio ed ha un che di vagamente sinistro. Il mio amico dorme.

Dopo il valico il mondo cambia e la temperatura torna a salire.

Immaginate un paesaggio campestre svizzero senza centri urbani. Il bus esce dall’autostrada e solitario percorre la comoda statale che a fondo valle incrocia la ferrovia che da Spalato va a Zagabria. È un paesaggio da film western, sembra di stare su un altopiano abruzzese di dimensioni eccezionali.

Lungo la strada, il bus carica una contadina che, una volta a bordo, ci allieta con i profumi di casa sua che traspirano dai vestiti. Ci vorrebbe Rumiz a darle chiacchiera. Io mi limito a liberarle il sedile vicino al mio e mi accontento di un suo gentile hvala (grazie). Di certo questa contadina mi tornerà in mente quando incrocerò sulla strada un’altra contadina che innescherà, con i suoi effluvi, la mia memoria olfattiva. Come dice Paul Theroux nel suo ultimo libro: “La memoria è un treno fantasma, e anche dopo secoli ti viene il mente il bel volto che hai visto di sfuggita in un paese lontano”.

Ad una sessantina di chilometri da Plitvice il nostro autista fa una sosta di 30 minuti in uno di quei posti che adorato dai vagabondi del Dharma: il ristorante/autogrill/motel Macola

http://www.hotelmacola.com/index.php?lang=it

Tutti gli autobus che percorrono la vecchia strada statale Zagabria – Spalato fermano qui e gli autisti si cimentano in ardite performance mangerecce. È impossibile resistere alle prelibatezze che offre il menù. Stufati, brasati, stracotti ed arrosti; zuppe di tutti i generi, contorni freschissimi e poi i dolci in porzioni pantagrueliche. Mi accorgo che questo posto riesce a conciliare la mia anima da “Ghiottone Errante” con la regressione adolescenziale che mi pervade tutte le volte che sono in viaggio. Infatti vi assicuro che inebriato dall’atmosfera di questo posto per viandanti, ho cercato molto a lungo la ragazza raccontata da Francesco Guccini nella canzone Autogrill, cioè quella che: “ dietro il banco mescolava birra chiara e Seven-Up e il sorriso da fossette e i denti era da pubblicità…”. Ma si dai che la ricordate, quella che: “bella di una sua bellezza acerba, bionda senza averne l’aria, quasi triste come i fiori o l’erba di scarpata ferroviaria….”. Purtroppo o per fortuna non l’ho trovata. Forse era il suo giorno di riposo….

Il nostro autista, adeguatamente rifocillato dalle prelibatezze ingurgitate con gioia, (impressa nella mia memoria resterà molto a lungo l’avidità con la quale ha addentato 2 teneri ed “indifesi” cipollotti), dopo il caffè e la sigaretta di rito, risale sul bus, strombazza e poi, come la brava maestra delle elementari che ci portava in gita a San Marino (la prima volta che sono stato all’estero!), ci conta sincerandosi di non lasciare nessuno tra gli ozi ed i sollazzi del Motel Macola.

Quaranta minuti dopo la sosta, l’autista ci avvisa che dobbiamo scendere. C’è una casetta di legno che funge da pensilina. Il paterno driver, sfoggia il suo povero inglese e ci indirizza all’ufficio informazioni del parco che giace infrattato 200 metri più avanti. Il bus riprende la sua corsa. Siamo arrivati a Plitvice con 20 minuti di anticipo sull’orario ufficiale ma il bus, noncurante di eventuali “puntuali e bramosi” passeggeri, riparte. Questa cosa mi fa ripensare a un’altra riflessione di Paul Theroux il quale, durante un suo ultimo viaggio in treno verso il Giappone, ancora a Budapest, in queste “piccole” cose ravvisa “un aspetto ambivalente e già quasi asiatico”.

Una volta nella vita bisogna andare a Plitvice. Magari in autunno o nella bella stagione. In questi periodi dell’anno, vi accoglierà l’indubbia magia del luogo. Non aspettatevi un regno del wildness perché, a mio modesto parere, è più o meno una Disneyland per attempati aspiranti trekkers che ormai in quiescenza, giungono qui con viaggi organizzati spesso sulla via di ritorno dal Santuario della Madonna di Medjugorie.

La nostra blasonata guida da backpackers ci suggerisce di non pernottare all’Hotel Bellevue. Pernottiamo proprio li, non per lo spirito di bastian contrario che spesso ci contraddistingue ma perché è più economico dell’altro. Non ho capito perché la guida lo sconsiglia. È una specie di grande chalet alpino e la colazione, inclusa nella tariffa è principesca. 409 Kune a notte (più o meno 56 euro).

http://www.adriatica.net/hotels/hd_ita__4ji3k3p3p3o3lh5ji3p__.htm

I miei sospetti sul tipo di viaggiatore attratto da questo posto vengono avvalorati proprio a colazione. Infatti consumo il pasto attorniato da una silenziosissima megacomitiva di attempati pensionati nipponici che mal si districano con il distributore di bevande mentre le cameriere croate se la ridono.

Alle 10.45 prendiamo il bus per  la città di Karlovac che è sulla strada Rijeka (Fiume) – Zagabria.

Il pullman è quasi pieno e trovo posto vicino ad una bella donna che però scende di li a poco non concedendomi l’opportunità di attaccare bottone. In compenso, salgono 2 contadini, marito e moglie. Lei è tanto vecchia e malconcia che mi sembra la strega di Hansel e Gretel. Lui è la brutta copia, molto scapecchiata e mal rasata del Pablo Neruda interpretato da Philippe Noiret nel film di Troisi. Lui è cieco e tastando il posto libero vicino al mio sedile, lo occupa.

Sbircio nella sua borsa. Ha un grande fiasco con dentro un vino bianco. Non mi rivolgerà la parola per tutto il viaggio ma tossirà in continuazione senza mettere la mano davanti alla bocca dal momento che le mani gli servono per vedere.

(continua)

Il Passo del Muraglione

martedì, 3 maggio 2011

“ In assenza di guide è sufficiente una buona carta. Basta fidarsi dei nomi, e l’Appennino ne ha di favolosi. Doppi, come Castelpizzuto, Buonalbergo, Rupecanina, Castelsaraceno, Girifalco o Papasìdero. Allarmanti, come Latronico, Timpa del Demonio, Passo della Femmina Morta, Gole dell’Infernaccio. Evocativi: Alpe della Luna e Alpe Tre Potenze, Gole del Sagittario, un monte detto Libro Aperto e un altro Sasso Tignoso. Enigmatici: Cozzo Gummario, Bacugno, Roghudi. Sperduti: San Pellegrino, Badia di Moscheta, Petrella Tifernina. Vuoi mettere con Brescia Ovest, Cavenago o Sasso Marconi, muti, afoni, spenti, con l’anima rubata da svincoli e tangenziali?”

Paolo Rumiz – La Leggenda dei Monti Naviganti (Feltrinelli)

Amici, ebbene si, è possibile! È possibile viaggiare in Appennino con le autolinee locali.

Come imparerete, amo l’Appennino. Non perdo mai l’occasione di verificarne la bellezza e la magia di queste montagne, così bene raccontate da Rumiz nel suo indimenticabile viaggio del 2006: Appennino Cuore Segreto.

http://www.repubblica.it/indici/speciale/altri/2006appennino/index.htm

Spesso e volentieri le pagine del magnifico “La Leggenda dei Monti Naviganti”mi hanno fatto mettere in viaggio per verificare di persona quanto raccontato da Rumiz. Oppure, come questa volta mi hanno spinto a cercare altre vie per i miei viaggi.

Facciamola breve: quanti di voi conoscono il Passo del Muraglione?

Il Passo del Muraglione si trova sulla Strada Statale 67 la Tosco Romagnola (Pisa – Marina di Ravenna 233 Km) e unisce la romagnola Valle del fiume Montone con la toscana Valle di San Godenzo. Questo valico è a 907 metri sul livello del mare, nella frazione di Muraglione del comune di San Godenzo (FI).

Fino all’inizio del 1800 c’erano solo mulattiere che collegavano i 2 versanti della penisola in questa zona, e fu solo nel 1836 che il Granduca Leopoldo II fece realizzare una carrozzabile. Il nome fu determinato dal fatto che gli ingeneri dell’epoca, per riparare i viandanti dal forte vento che soffiava sul valico, costruirono un alto e massiccio muro al centro della strada. Da qui il nome del passo.

Bene, sapevo che una linea di autobus passava per il Muraglione e complice un impegno di lavoro a Firenze mi sono organizzato per tornare in Adriatico passando di là.

Tutti i giorni feriali alle 14.05 parte dall’Autostazione Sita di Firenze un comodo autobus che passando per Pontassieve, Rufina, San Godenzo, alle 16.00 arriva a Muraglione. Sto parlando della Linea 322 delle Autolinee Mugello Valdisieve.

La Autolinee Mugello Valdisieve (http://www.amvbus.it/) è una controllata della Sita (http://www.sitabus.it/wps/portal/DovePartire_Toscana) ed è proprio dal sito di quest’ultima che cliccando su: Zona Mugello Valdisieve, si arriva a consultare gli orari che cerchiamo.

Per i non telematici, è in funzione un Numero Verde al quale rispondono operatori gentili e preparati: 800 373 760.

L’Autostazione Sita di Firenze si trova a fianco della stazione ferroviaria centrale di Firenze, cioè Firenze Santa Maria Novella. L’Autostazione Sita è un po’ “vintage”, soprattutto nell’area biglietteria/bar, ma è molto funzionale proprio per la centralissima posizione. Ho potuto rilevare come le migliorie apportate alla struttura, rendono la vita più comoda al passeggero.

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Il nostro bus esce dall’autostazione e fino a Pontassieve, che raggiunge dopo 40 minuti, “raccatta” passeggeri che dalla città tornano verso casa. Molto bello è questo tratto di S.S. 67 che costeggia l’Arno. Lasciata Pontassieve la strada inizia a salire e alle 15.40 il nostro bus arriva nella bella San Godenzo. Solo 8 magnifici e tortuosi chilometri separano San Godenzo dal Passo.

Il mio autobus è arrivato al capolinea di Muraglione con un po’ di anticipo.

Ma parliamo del capolinea come l’ho chiamato. Fin dall’apertura della carrozzabile, fu costruita una casa cantoniera ed un albergo che doveva fungere da ristoro per i viaggiatori. Oggi come allora, il viaggiatore trova rifugio all’interno di questo posto storico. È il Bar Muraglione, in estate preso d’assalto da stormi di motociclisti che frequentano questa strada per i i suoi tornanti.

Salendo, il mio autista mi aveva reso partecipe della sorta di “rito” che si officia quotidianamente nel Bar Muraglione, gestito da Giovanni. Giovanni, oggi sulla sessantina, è nato li, a Muraglione, dal momento che la madre gestiva il bar prima di lui. Il rito quotidiano al quale sono stato iniziato è quello del cambio dell’autobus, che ha preso il posto della corriera che ha preso il posto della carrozza. Il mio autista mi ha fatto scendere ed io sono entrato nel bar per comprare il biglietto per Forlì e per mangiare un panino. Dopo aver fatto manovra, il mio autista mi ha raggiunto e si è messo comodo in attesa del suo collega romagnolo. Dopo pochi minuti è arrivato il minibus dalla Romagna, proveniente da Rocca San Casciano. A bordo 2 passeggeri, una signora che doveva proseguire verso la Toscana ed un vecchietto di San Benedetto in Alpe, il paese a 10 km dopo il valico, salito al Muraglione solo per prendere il caffè e salutare Giovanni. Vi lascio immaginare lo spaccato di vita appenninica che sta dietro questa mia scarna descrizione.

È la ATR-Forlì, l’efficientissimo Consorzio Azienda Trasporti Forlì – Cesena (http://www.atr.fc.it/)

che gestisce la linea 127: Forlì – Rocca San Casciano – Portico – San Benedetto in Alpe – Muraglione. Il sito della ATR è molto chiaro e sempre ben aggiornato. L’azienda offre anche un servizio informazioni telefonico, a pagamento, per i percorsi e gli orari: Infoline ATR 199 1155 77

Il Muraglione e San Benedetto in Alpe sono all’interno del Parco Nazionale Foreste Casentinesi – Monte Falterona  – Campigna. Alle porte di San Benedetto in Alpe c’è il cartello che indica uno dei tanti posti suggestivi della zona: la Cascata dell’Acquacheta.

Comunque, alle 17.10 il mio bus arriva a Rocca San Casciano dove mi aspetta la coincidenza che passando per Castrocaro, puntuale alle 18.00 mi lascia al Forlì Punto Bus cioè l’ampio piazzale limitrofo alla stazione ferroviaria di Forlì.

Ricapitolando Firenze – Muraglione 3.70 euro di biglietto Sita acquistato in autostazione. Muraglione – Forlì  4 euro di biglietto ATR (6 Zone) acquistato al Bar Muraglione.

Firenze – Passo del Muraglione: 54 Km

Passo del Muraglione – Forlì: 53 Km

Che dire…. Partite!

A presto.

Paolo Merlini (esperto di vie traverse)

merlini.paolo@gmail.com

 

La Croazia di mattina presto (parte prima)

lunedì, 2 maggio 2011

“Oggi, in questo mondo sovraffollato, non credo ci resti, per viaggiare davvero, altra direzione che l’Aurora.” Paolo Rumiz – “Tre uomini in bicicletta” Feltrinelli

Strana questa partenza.

Adoro mettermi in viaggio il venerdì sera; finita la settimana lavorativa ho la sensazione che in fondo me lo sono meritato, come quando dopo aver messo a letto i bimbi e lavato i piatti, do un bacio a mia moglie e vado al cinema per il secondo spettacolo.

Questa partenza è strana anche perché parto con un traghetto a bordo del quale salirà anche Maurizio il mio migliore amico, compagno di banco del liceo, compagno di viaggi, testimone di nozze, sodale,  complice, connivente, socio, affiliato e compare (de panza). Sono vent’anni che non prendiamo un traghetto insieme.

All’imbrunire attraversiamo il porto di Ancona a bordo della navetta con in mano biglietto e carta d’imbarco. Il capolinea è di fronte al controllo passaporti e sbrigate le formalità, raggiungiamo a piedi il molo che sta proprio sotto il Duomo di San Ciriaco:

http://it.wikipedia.org/wiki/Duomo_di_Ancona

Sono le 20.15 e a piedi entriamo nella pancia del ferry. Ci sistemiamo a bordo e ci godiamo il tramonto. Alle 21.00 salpiamo alla volta di Spalato.

Vent’anni fa partimmo da questo molo con destinazione Corfù e nella pancia del traghetto c’erano le nostre biciclette legate ad un corrimano. Era settembre ed esplorammo l’isola in bici. Una foto di quel viaggio mi ritrae giovanissimo e a cavallo della mia bici con un assurdo bermuda patchwork di colori fluorescenti.  Era il 1990, che a scriverlo mette tenerezza ma a ripensarci di più. Ero al secondo anno dell’università che avrei lasciato di li a poco con grande dispiacere di mia madre; da 2 mesi stavo insieme a Maria Luisa che, dopo un po’ di anni, sarebbe diventata mia moglie e, dopo un altro po’ di anni, la madre dei miei figli. Quell’altro me che mi guarda dalla foto di Corfù, in fin dei conti, mi suggerisce che lo stato d’animo che ho oggi non è molto differente da quello che avevo allora. Il pischello nella foto è come se mi dicesse che a vent’anni come a quaranta siamo inconsapevoli del nostro futuro.

La grande differenza tra me e quell’altro me è che lui faceva programmi a lunga scadenza mentre io adesso progetto a brevissimo. Per esempio ora ho in progetto di bere un po’ del vino potato dal mio amico ed auspico che sia buono e che quindi costituisca un buon viatico per questo viaggio.

Buono il vino!

Ecco, con l’età siamo molto migliorati nella scelta del vino. Butto giù questi appunti e facciamo le ore piccole a sparar cazzate poi esco sul ponte di coperta per verificare se l’odore dell’Adriatico è cambiato. Posso giurarlo: è lo stesso di vent’anni fa!

Ore 7.00: attracco al porto di Spalato. Per fortuna non è cambiato poi molto dall’ultima volta che sono sbarcato qui. Oddio, non è cambiato poi molto nella zona portuale, nel senso che il traghetto attracca ancora in pieno centro, nella zona antistante alla stazione ferroviaria ed all’autostazione. Non è cambiato poi molto nel senso che la prima cosa ad accogliere il viaggiatore appena arrivato è il variopinto e vociante mercato giornaliero antistante il Palazzo di Diocleziano. Per il resto molte cose sono cambiate dall’ultima volta che ho messo piede qui. Era il 1985, che a scriverlo fa ancora più tenerezza di 1990, sbarcavo in Iugoslavia e non in Croazia, a fianco dell’Hotel Bellevue, sul lungomare, campeggiava una gigantografia di Josip Broz Tito e con la mia misera carta d’identità potevo stare in territorio iugoslavo solo 3 giorni. I moderni autobus contemporanei erano solo un sogno quando eri a bordo delle autarchiche corriere di fabbricazione cecoslovacca che si rompevano ogni 2×3 e che senza servosterzo facevano degli autisti energumeni che neanche Schwarzenegger. Si telefonava solo all’ufficio postale dove l’impiegata ti inoltrava la comunicazione al telefono di bachelite nella cabina telefonica. Dovevi aspettare per prendere la linea e quando mamma, a casa, ti rispondeva gridavi al miracolo. Non c’era Internet e non avevo carta di credito.

Ho studiato tutto. Gireremo la Croazia con i magici autobus locali. Fondamentale è stato il sito dell’autostazione di Spalato che è anche in Italiano:

http://www.ak-split.hr/

Sbarcati, a piedi ci rechiamo al controllo passaporti e poi ci chiamano in dogana e ci chiedono se abbiamo niente da dichiarare. Io, “male allevato dall’area Schengen”, sono quasi sul punto di dichiarare che sono molto felice di essere a Spalato ma mi trattengo per pudicizia.

Spalato, la mattina presto, vale la pena di andare a fare un giro al mercato del pesce. Poi al Palazzo di Diocleziano e tornando verso l’autostazione una sosta al mercato per comprare frutta fresca.

Risalire la Dalmazia con gli autobus è molto più semplice a farlo che a dirlo. Tutte le autolinee percorrono la Jadranska Magistrala, cioè la strada costiera, il che si traduce in 20/25 autobus giornalieri che salgono da Spalato a Zara per poi raggiungere Rijeka (Fiume). Questa grande abbondanza di mezzi permette di visitare in giornata la bella Trogir così come è possibile fermarsi a Primosten (prezioso suggerimento del nostro amico Alberto Fiorin) o a Sebenico.

In serata ci ha accolto la nuova autostazione di Zara che dista circa 2 km dal centro città. Ci sono gli urbani, ma dopo tanto stare a sedere, due passi fanno piacere.

Fuori stagione è facile ed economico trovare un alloggio presso privati. Noi siamo stati ospitati da Robert Wagner nel suo appartamento al 5° piano in pieno centro. Che vista mozzafiato! Solo 100 Kune per il letto e l’uso del bagno in comune (+o- 13 euro). È stata la gentile Elena dell’agenzia turistica Aquarius a mandarci da Robert che ci racconta di essere, o essere stato, un ballerino. Effettivamente le phisique du role ce l’avrebbe pure, ma c’è qualche cosa che mi stona nei suoi racconti. Il Mau gli chiede informazioni su Plitvice e lui giura che c’è un bus ogni ora. A me non risulta. Vedremo!